| Il Gioco una metodologia di formazione esperienziale |
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| Venerdì 03 Febbraio 2012 00:00 |
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La formazione è un percorso di crescita, uno dei possibili nell'età adulta. E' un'attività finalizzata in modo specifico a produrre apprendimento e rappresenta un punto d'incontro fra le potenzialità ed i bisogni dell'individuo e le potenzialità ed i bisogni dell'organizzazione, un ponte tra il sapere individuale ed il saper fare organizzativo. Quello che caratterizza la situazione attuale della formazione professionale è la sua elevata "complessità". La complessità del sistema formazione è determinata da una parte dalla diffusione della "formazione innovativa" (fuori dell'aula ed oltre l'aula) e dall'altra la cosiddetta "formazione tradizionale" (in aula) che ha ampliato il campo di intervento formativo. In questi scenari di cambiamento e di ricerca nell'ambito dell'apprendimento degli adulti, negli ultimi anni il mondo della formazione ha sempre più integrato la "formazione tradizionale" con la "formazione innovativa" che si caratterizza per una grande presenza di attività esperienziali che rappresentano uno degli strumenti di facilitazione dell'apprendimento e di cambiamento dei comportamenti organizzativi. All'interno delle metodologie di formazione esperienziali è stato creato quello che viene chiamato "gioco formativo". Per comprendere meglio il significato di "gioco formativo" dobbiamo necessariamentedefinire il termine "gioco", che ha una pluralità di definizioni tanto è vero che molti esperti di giochi si sono divertiti a darne diverse. Una, ad esempio, è quella di Spartaco Albertarelli: "Il gioco è un'attività libera, fine a se stessa e praticabile da chiunque, nella quale ciascuno cerca di raggiungere un obiettivo, accettando precisi limiti imposti da regole che chiedono di essere rispettate". Le caratteristiche più evidenti del gioco sono quindi quelle legate all'inclusione e alla partecipazione attiva e personale di tutti e di ciascuno e alla disponibilità di sottomettersi alle regole. Per i bambini, ad esempio, giocare significa "allenarsi alla vita" cioè provare in situazione protetta le difficoltà della vita.Se giocare significa allenarsi alla vita, il "gioco formativo" per gli adulti è un allenarsi a fare delle cose nell'organizzazione: giocare per sperimentare delle situazioni, mettere in atto determinati comportamenti, produrre dei risultati e verificarne l'efficacia, anche qui in una situazione protetta. L'efficacia del "gioco formativo" è data infatti dalla possibilità del partecipante di vivere una esperienza formativa destrutturata, al di fuori del proprio contesto organizzativo, vivendo però una metafora che ne contiene tutte le variabili e tutte le criticità. Questo consente al formatore di poter attivare profonde riflessioni sui comportamenti non funzionali che, in altri contesti, potrebbero creare "resistenze" nell'essere discussi ed affrontati. Sebbene un adulto apprenda con modalità differenti rispetto ad un bambino, si è visto che il "gioco formativo" è uno strumento molto efficace. I "giochi formativi" tengono infatti conto dei concetti chiave dell'apprendimento degli adulti che sono: • gli adulti sono motivati ad apprendere se avvertono dei bisogni e degli interessi da colmare. • gli adulti sono orientati verso un apprendimento basato sulla vita reale. • gli adulti hanno l'esigenza di gestirsi autonomamente. Dal punto di vista metodologico il "gioco formativo" è quindi quella serie di attività e modelli (actionlearning, learningbydoing, cooperative & collaborative learning, peerlearning) che vengono progettate ed inserite in un programma di formazione andragogica, tali da consentire lo sviluppo delle persone, dei gruppi e delle organizzazioni. Il presupposto su cui si basa questo approccio è che non esiste apprendimento senza azione reale, né azione senza apprendimento. Il "gioco formativo" è particolarmente funzionale nei processi di di apprendimento evidenziati da David Kolb, che negli anni 80, integrando le teorie di John Dewey, Kurt Lewin e Jean Piaget, ha sviluppato un modello teorico che individua due metodologie di acquisizione dell'esperienza (attraverso l'esperienza concreta o la concettualizzazione astratta) e due metodologie di elaborazione delle esperienza (osservazione riflessiva o sperimentazione attiva). Crescere, per le persone, significa quindi apprendere ed agire efficacemente solo sperimentandosi concretamente. Nei "giochi formativi" vengono quindi attivati dei gruppi di lavoro reali che, supportati da un facilitatore, progettano, realizzano e verificano un compito affidato loro, utilizzando ed implementando sia l'intelligenza connettiva che collettiva. Se ben progettato ed integrato con la realtà organizzativa che si deve formare, il "gioco formativo" dunque consente di stimolare ed integrare diversi livelli di apprendimento, quali: Sapere (conoscenze): acquisizione di conoscenze ed informazioni (organizzative, specialistiche, socio-culturali, scientifiche, tecnologiche, ecc.); Saper fare (competenze): il sapere operativo relativo al ruolo professionale; o saper far fare: il saper gestire e motivare gli altri nella maniera più opportuna; Saper essere (atteggiamenti): l'apprendimento e la messa in atto dei comportamenti organizzativi efficaci. "Non smettiamo di giocare perché diventiamo vecchi, diventiamo vecchi perché smettiamo di giocare". (Anonimo) Bibliografia • Genius ludi. Il gioco nella formazione umana - Kaiser Anna, Armando Editore, 2001; • Homo ludens- Huizinga Johan, Einaudi, 2002; • Facilitare l'apprendere. Modi e percorsi per una formazione di qualità - Marco Rotondi, Franco Angeli, 2004; • Giochiamo? Riflessioni sull'uso del gioco nei percorsi formativi diretti agli adulti- Renata Borgato, Franco Angeli, 2008; • I luoghi dell'apprendimento. Metodi, strumenti e casi di eccellenza delle nuove formazioni - Ulderico Cappucci , Federica Garbolino, Lilia Infelise, Massimo Reggiani , Marco Rotondi ,DieterSchurch, Marco Vergeat, Pier Luigi Amietta, Franco Angeli, 2002; • Giochi, esercizi e test di creatività. Strategie e applicazioni di creative problemsolving – Fabio Ciuffoli, Franco Angeli, 2004; • La formazione fuori dall'aula. Concetti, metodi e strumenti per un nuovo modello formativo multidimensionale- Michele Liuzzi, Franco Angeli, 2006. |








"L'uomo è molto più vicino a se stesso quando raggiunge la serietà di un bambino che gioca". [Eraclito]





















